Il Click Day ovvero cosa non si riesce a fare per qualche spicciolo

 

I fatti che seguono sono veri. Raccontati da chi li ha vissuti, sulla propria pelle. Nel lontano 2014 la Regione Sicilia stanzia dei fondi per risolvere il problema della disoccupazione giovanile. 800 Tirocini retribuiti per sei mesi. Paga tutto la Regione con fondi Europei. Storia già sentita? Non proprio.

I problemi, anzi, le catastrofi che si sono succedute sono dovute essenzialmente a due errori presenti nel bando di ammissione alle graduatorie.

Per poter partecipare bisognava soddisfare i seguenti requisiti:

  1. Residenza nella regione Sicilia

  2. Aver compiuto 18 anni e non avere superato i 30

  3. Essere in possesso del diploma di istruzione superiore

  4. essere in grado di respirare

  5. non lavorare da almeno sei mesi

In poche parole, i requisiti sopra indicati descrivevano almeno un milione di persone.

Tutti possibili candidati ad 800 posti. Non sono un milione? Facciamo 400 mila. Più o meno questo era il numero dei partecipanti al “concorso”. Se facciamo una semplice operazione matematica vediamo che uno su 500 avrebbe avuto il posto.

Per partecipare bisognava iscriversi ad un portale online, pubblicare il CV e dove, la mattina del 5 Agosto, si doveva “cliccare” sull’azienda desiderata per candidarsi al tirocinio.

Quali aziende? I nomi degli enti ospitanti erano nascosti, onde evitare clientelismi. Appariva solo la qualifica professionale ovvero il posto vacante. C’era anche un posto per guardia pecore e sagrestano. Non scherzo.

Quando dovevi cliccare, se l’azienda rispondeva alla candidatura con un altro clic, se quindi avveniva “l’incrocio”, avevi ottenuto il posto. Facile vero?Sembra di si.
Quella mattina, quattrocentomila utenti erano collegati ai PC, Tablet e Smartphone. Il click doveva iniziare alle 10 del mattino. Alle ore 8 tutti i server erano intasati. Blocco totale.
Gli incroci sono avvenuti con successo. 800 fortunati, io incluso, avevano ottenuto il posto.

Gli altri trecentonovantamiladuecento fecero causa. Si parlò di brogli, accordi nascosti, clientele politiche e sindacali. La voce degli scontenti fu così forte e così efficace che un redivivo Che Guevara potrebbe indossare la maglietta con il logo della Trinacria.

Tutto annullato.

Assessore dimesso, fondi europei andati perduti. Gli 800 vincitori lasciati con un pugno di mosche.

Va bene, direte, è stato commesso un errore. Può capitare.

In realtà gli errori furono almeno due.

Per la partecipazione, oltre ai requisiti già citati, era necessaria la presentazione di due documenti. La loro assenza bloccava l’accesso al portale.

Uno dei due era il DID, la Dichiarazione di Immediata Disponibilità, un documento che dice “sono disoccupato e posso lavorare anche domani”. Reperibile online e al Centro per L’Impiego. Perfetto.

Un secondo documento, la cui esistenza era sconosciuta anche ai più fini giuristi, era il “Patto di Servizio”. Reperibile solo al CPI. Cosa dice questo documento? Dice che esisti e che sei stato al CPI a ritirare il Patto di Servizio. Fatti da parte, burocrazia sovietica, largo ai dirigenti siciliani.

Non ci siete arrivati?

Il fatto che il Patto fosse reperibile solo al CPI, e dato che questo ufficio ed i suoi solerti ed efficienti operatori lavorano solo dalle 8:30 alle 13:30, e dato inoltre che 400 mila giovani necessitavano la sua emissione nel giro di una settimana rende la storia che segue degna della migliore fantascienza.

Io non avevo il Patto. Nessuno l’aveva. Tutti andavano al CPI.

L’emissione del documento impiegava un operatore per almeno 25 minuti. Quattro operatori per cinque ore di lavoro fanno circa sessanta documenti erogati al giorno.
Il primo giorno arrivo alle 9 del mattino. La fila fuori dall’ufficio bloccava il traffico. Urla, stanchezza e depressione aleggiavano nell’aria. Chiesi come fosse organizzata la fila. Dopo sonore risate mi dissero di tornarmene a casa. La fila era iniziata alle 5 del mattino. Tutti i presenti compilano un foglio per registrare il turno, appeso alle porte dell’ufficio ancora chiuso. All’apertura delle porte, si consegna al custode che rilascia i numerini.

Tutti chiedevano in coro se era possibile richiedere il documento online come per il DID. Nessuna risposta.

Il giorno dopo, più speranzoso, arrivo alle 6 del mattino. Insieme ad altre migliaia di giovani. L’esito della mattinata era l’essere giunto al numero 600 e rotti. Capita la solfa andai a dormire.

Terzo giorno, anzi, terza notte. Armato di plaid, cornetti e caffè arrivai al CPI a mezzanotte. Stavolta li frego, pensai. Invece, sempre fila. Firmo il foglietto al numero 106. La gente, mi dissero, era rimasta lì dalle 15 del giorno prima. Vi ricordo che era Luglio.

Dandosi il cambio con parenti, amici, nonne in carrozzina.

Nel gelido marciapiede scambio la mia esperienza con quella di altri, che mi assicurano che il numero 106 è sufficiente per riuscire all’impresa.
In quei giorni rivedo numerosi volti di amici persi lungo gli anni, tu che fai, dove vivi, sei fidanzato eccetera. Migliaia di giovani nella stessa barca.

Ogni due ore veniva chiamato l’appello. Tutti quelli che avevano firmato il foglio ed erano tornati a casa erano tragicamente depennati. Alle 6 del mattino scivolo al numero 78.

Alle 3 arriva una pantera dei Carabinieri. Non so se chiamati da un vicino turbato dagli schiamazzi o solo incuriositi dalla folla agguerrita sotto un ufficio pubblico a notte fonda.

“Cosa state facendo qui?” disse uno dei due, come se fosse stato appena trasferito, ignaro di tutto. Dopo la nostra cordiale spiegazione dei fatti, i due agenti si lanciarono un’occhiata di commozione, alzarono le spalle e ci augurarono buona fortuna.

Alle 4 e mezza due loschi figuri arrivano davanti le porte del CPI. Grossi e torvi, avevano in mano un foglio con altre firme, una lista parallela di gente che aveva pagato per essere in cima e dormire comodamente a casa .
Cacciammo i due a pedate, orgogliosi della nostra comune disgrazia. Noi dobbiamo essere civili, ci dicevamo.

All’apertura dei cancelli ottengo il mio numerino. La fila procede veloce, un Patto ogni 20 minuti.

Anche il Dirigente dell’ufficio si reca a lavorare. Una troupe del Telegiornale locale era presente per intervistare i presenti. Alle 10 il disastro. Un guasto tecnico mette i PC dell’ufficio fuori uso. Tutto fermo per un ora. Alle 12:20 erano ancora fermi.
Una dichiarazione ufficiale del Dirigente assicura che TUTTI avranno il documento. Non ha detto in che anno. Ha anche assicurato che entro una settimana il Patto sarà disponibile online come il DID. Vi assicuro che ho sentito un paio di bestemmie come commento.

Arrivato il mio numero prendo il documento e scappo via.

Il giorno del Click Day, ore 6 del mattino, collego due PC (un fisso ed un laptop) ed il cellulare al portale. Provo il più velocemente possibile a cliccare contemporaneamente, aggiornando freneticamente la pagina del browser, per forzarne l’avvio.

Ottengo quello per cui ho faticato, l’ok delle istituzioni. Avevo effettuato correttamente l’incrocio.
Fino al giorno delle proteste degli sconfitti, che decretò l’inutilità dei miei sforzi
i.

 

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