“Il limbo”

Fare questo lavoro mi mette sempre in contatto con le più disparate (o disperate) situazioni.

Nella mia attività di recruiter freelance devo ricercare lavoratori per aziende, fin qui nulla di strano. E’ un bel lavoro, e per nulla facile.

Riesco a trovare un candidato ideale, età giusta, ottimo bagaglio di esperienze, settore di provenienza, apparentemente persona distinta e professionale. E’ proprio lui a cercarmi, interessato alla mia offerta di lavoro. Mi contatta via mail, chiedendo di essere contattato per telefono.

Lo chiamo, nessuna risposta.

Mai insistere in questi casi, è poco professionale, al limite si manda un SMS, dicendo “sono il dott. Carlaiof, l’ho contattata in merito a …..”. Se è interessato ti richiama.

Ed è proprio così, mi chiama in pieno pranzo. Ora, se stai pranzando puoi ovviamente rispondere. Non lo consiglio se si tratta di lavoro. Se l’altra parte sa che stai mangiando e continui a parlare di lavoro ne può risultare un bofonchiare fastidioso, per entrambi. Con cortesia, basta rispondere e dire che richiamerai all’ora x. Sii preciso.

All’ora x richiamo. Mi risponde sottovoce, chiedendo di aspettare un secondo. Sento il rumore di una porta, dei passi e poi riprende, a voce bassa ma comprensibile.

“Per ovvi motivi devo parlare così” mi dice.

Ci impiego due secondi per capire, il tizio era a lavoro. Non è molto cortese parlare con un recruiter mentre sei a lavoro, sopratutto se vuoi cambiarlo. Faccio la mia proposta, ne discutiamo qualche minuto. Mi rimane impressa una frase, detta all’inizio della conversazione:

“Non mi proponga lavori del limbo”

Questa non l’ho colta subito.

“Prego?”

“Massì, il limbo. Il telemarketing, il porta a porta, agenzie di luce, acqua e telefono.”

Lo rassicuro, gli parlo del mio progetto. Scambio di mail e saluti.

Indipendentemente dall’esito della telefonata, quella frase non me la sono tolta più dalla testa. Il limbo.

Ho trovato un sinonimo di Bad Work. Una situazione nella quale niente va bene e niente va male, dove il lavoro fa schifo ma non hai di meglio, dove vendi “quasi merda”. Dove sei assunto ma con un contratto a provvigioni, senza aspettative di crescita, di carriera.

E mi chiedo se sono anche io lì, nel limbo.

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