Come far fallire un impero

 

Di storie come questa ce ne sono tante, davvero tante se ci penso un pò. Il colosso con i piedi d’argilla, l’impero, il gigante indistruttibile.
Se dovessi pensare ad un crollo epico, uno di quelli che avviene ogni dieci anni, mi viene subito in mente la Enron. Impero dell’energia negli Stati Uniti, fatturato di miliardi di dollari, la Enron fu distrutta in circa 48 ore. I giudici federali statunitensi scoprirono il sistema di scatole cinesi che nascondeva le grosse perdite, gli assegni milionari a top manager, l’evasione fiscale. Un bilancio apparentemente lindo ed esemplare in realtà un buco nero senza precedenti. In Italia avvamo la Parmalat, Cirio, Alitalia.

Poi è arrivato il turno delle banche. Too big to fail? Gli eventi degli ultimi dieci anni hanno insegnato a tutti, a tutto il mondo occidentale, che nessuno è troppo importante per finire a gambe all’aria. Ora è il turno di Mediaset, a quanto pare.

Come è possibile perdere un monopolio? Se Roma brucia, deve esserci da qualche parte un impazzito Nerone, qualcuno deve avere il cerino in mano.

E l’errore, il cerino, l’innesco per l’incendio non è mai colpa del mercato, sappiatelo. E’ facile dare la colpa agli altri, dire che “è una congiuntura economica” oppure “è un periodo di recessione”. Spesso è solo la versione moderna della favola della cicala e della formica.

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Puntualizziamo quanto segue: l’imprenditore, anche quello di successo mondiale, è sempre un uomo. Con le sue debolezze, vizi, con i suoi pregudizi, con i suoi schemi mentali.

Nessuno è perfetto. E tutti commettiamo errori. Solo che i loro errori sono visibili a tutto il mondo e portano migliaia di persone sul lastrico, perdono il lavoro.

Errori comuni? Vediamoli assieme

  1. Gli eredi. Generazione che fa, generazione che disfa. Sono molti i casi di famiglie imprenditoriali che non riescono a reggere il peso della fama. Se il capostipite crea, spesso partendo dal nulla o da una idea geniale, l’erede – cresciuto da una tata in Svizzera – non porta nulla di nuovo, sperpera e porta l’azienda al fallimento, oppure non fa crescere l’azienda, memore degli sfarzi di un tempo. Esempi? Agnelli, Olivetti, Berlusconi
  2. L’evoluzione. Non sempre una sola idea basta a mandare avanti un’intera azienda per decenni. Se resti fermo al tuo progetto geniale, sei messo male. Il mercato impiega poco a compensare la tua presenza. Arrivano altri competitor, altre idee, altri brevetti. Migliaia di aziende cinesi copiano il tuo brand a un quarto del costo. Se Jobs non avesse creato iMac e un prodotto nuovo ogni anno, avrebbe chiuso bottega negli anni 90 (di nuovo). Il capitalismo è una macchina da guerra, e per sopravvivere devi cambiare ogni anno, adeguarti al cambiamento.
  3. Il naso. Il vero imprenditore è quello che fiuta l’affare. Prevedere il cambiamento è la chiave per la vittoria. Ma negli investimenti spesso si cela la trappola. Se investo una parte dei miei averi in qualcosa, metto in campo una componente di rischio non indifferente. A meno che non si bari, l’investitore deve mettere del denaro proprio (e non soldi dello stato, altrimenti sei un comunista, sappilo). Ma se non azzecco un investimento buono in dieci anni, il mio non è un naso da imprenditore, è la mano di un giocatore di poker, può andare bene o no.
  4. La politica. La più grande delle tentazioni, tornata in auge grazie a Donald Trump. Purtroppo la storia insegna che unire le due cose non porta a nulla di buono, come l’esempio Russo dimostra.
  5. Lo sfarzo. Se vivi nel lusso, buon per te. Lungi da me giudicare il tenore di vita dei super ricchi. Sempre che se lo siano guadagnato onestamente. Ma se passi gran parte del tuo tempo nei campi da golf, allo stadio, nel tuo yacht, circondato da belle donne e girando in auto costose, anzichè lavorare per mantenere vivo il tuo impero, allora non dare la colpa alla recessione

Questi 5 punti hanno una cosa in comune: descrivono il tracollo dell’impero Berlusconiano. Come andrà a finire la vicenda Vivendi, la scalata a Mediaset da parte del gruppo francese, io non lo so. So che il mercato lo prevede, chi ha i soldi compra. Chi non ne ha vende. Come per il Monopoly.

E’ successo in passato e succederà ancora.

E’ il mercato baby

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