Grazie delle offese, Ministro

Pensavo che il tempo delle offese fosse finito.

A dir la verità io ci sono abituato, a ricevere offese. Non quelle a titolo personale, più o meno volgari, riguardanti l’aspetto, il peso, le facoltà mentali.

Anni fa, un vice ministro del lavoro, tale Michel Martone e la sua mentore, tale Ministro Fornero, con le loro affermazioni circa la mia generazione offesero in un solo colpo milioni di giovani. Oggi il Ministro Poletti.

Voglio ragionare con voi circa il significato del termine “offesa”.

Il vero senso dell’offesa non è il semplice proferire parole offensive, circa una qualità dell’offeso. Tutti siamo capaci di dire “sei un idiota”. Vero o non vero, non importa. Hai detto qualcosa, e quel qualcosa può essere recepito come offesa.

Ma, e fate bene attenzione, deve esserci la possibilità di rispondere all’offesa, se questa assume i toni di un’accusa diretta alla persona, al suo credo, alle sue idee, azioni o altro.

Se qualcuno dice che Peter è un idiota, e lo dice a casa sua tra amici, senza che il destinatario sia presente, senza aggiungere altro alla frase, allora commetterà due errori.

Il primo è di natura ontologica: se l’offeso non è presente la tua non è altro che una frase senza una ragione d’essere, se non è presente al momento dell’offesa non può offendersi. Hai detto qualcosa.
Il secondo è di natura epistemologica: se hai lo scopo di offendere ma non ci riesci perchè per tua volontà l’offeso non è presente, pecchi di vigliaccheria e vanifichi il tuo intento.

Ergo: sei un idiota (conclusione tratta dal ragionamento cui sopra, quindi offensiva ipse facto).

Dubito che i due personaggi politici citati abbiano avuto l’intento di offendere. Non ne hanno mai avuto la minima preoccupazione. La loro posizione da deus ex machina che la politica, la cattedra universitaria alla Bocconi, il potere istituzionale, l’essere nati e cresciuti in famiglie altolocate e una finta r moscia hanno come consegunza il naturale denigrare chi non appartiene al loro status. Non è offesa, è semplice snobismo. Si guarda dall’alto in basso un’intera generazione di giovani alle prese con un mondo del lavoro ostile, con ostacoli quasi insormontabili. E chi deve vegliare su di loro, il legislatore o l’amministratore, non solo non è all’altezza del compito, ma non ha neanche la consapevolezza della sua esistenza.

Qui ritorna il dibattito sulla natura del ministro. Il titolare del ministero del lavoro, deve essere un lavoratore, o qualcuno consapevole del mondo del lavoro? Il ministro della salute deve essere medico? La risposta è no. Il ministro non viene scelto per qualità, fate attenzione. Non sono necessarie. Si giudichi la politica dai risultati, non dalle intenzioni.

Il ministro Poletti, dicastero del Lavoro, è un ex sindacalista. Come altri d’altronde. Conosce il mondo del lavoro, senza aver mai lavorato. E’ stato lui ad offendere nuovamente milioni di giovani. I cervelli in fuga? Lui è dell’idea che tanti stronzi se ne siano andati, altro che cervelli.

Mi rivolgo a tutti i giovani. Non offendetevi. E’ difficile? Lo so. Mi sono davvero inferocito a sentire quelle parole, da un ministro “di sinistra”, rivolte anche a me. Un bel respiro, poi ho ragionato. Perchè qulle parole?
Probabilmente perchè il suo appoggio politico più forte, Matteo Renzi, al momento non è più sulla poltrona, e di conseguenza nei prossimi mesi il deretano non sarà più dolcemente poggiato al ministero.
Probabilmente per la notizia del suo personale fallimento come legislatore. La riforma del lavoro. I voucher non hanno avuto il risultato sperato, far ridurre il lavoro nero e il precariato, ma l’esatto opposto. Se fai A sperando in una conseguenza, e hai L’ESATTO OPPOSTO, è un vero e proprio fallimento.

Probabilmente perchè ha fallito come sindacalista, perchè i sindacati hanno indetto un referendum per abolire il suo lavoro legislativo. Ha fallito come politico, perchè i giovani del meridione, quelli tanto bistrattati da tutti, sono stati i maggiori oppositori del referendum del 4 Dicembre, cosa che ha distrutto la maggioranza di governo, salda da tre anni.

Concentratevi su questo: chi è al potere oggi deve tutto al suo tempo. Quando “si stava peggio perchè non c’erano smartphone”. Con il diploma arrivavi al Ministero. Poggiavi il culo a 23 anni e lo alzavi a 60, pronto per la pensione. Doppio lavoro, tredicesima, tempo indeterminato. I soli a lasciare il paese erano operai diretti in Belgio o Germania. Qualche laureato (pochi) diventava ordinario in qualche prestigiosa università. Ora dobbiamo combattere una guerra contro i nostri padri, che ci hanno lasciato un paese del genere.

Grazie ministro. Mi hai fatto ricordare perchè resto in trincea.

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