Il cinese (parte 1 )

E io che pensavo di aver frequentato posti di lavoro di merda. Il cinese mi batte.

Mio coetaneo, si occupa di produzione fotografica, ama il suo lavoro ma non ne può più. Le circostanze nelle quali si trova lo costringono, suo malgrado, a detestare il suo lavoro.

Si è autodefinito “un cinese” per i ritmi massacranti di lavoro ai quali è costretto, 10-12 ore al giorno, domenica incluse, 600 euro in nero al mese. Facciamo un conto? 2 euro l’ora. Al semaforo a vendere accendini o fazzoletti riesci a racimolare di più.
Ai turni massacranti si aggiunge l’impossibilità di cambiare lavoro. Sia perchè arrivato ai 30 anni non puoi permetterti sempre il lusso di cambiare del tutto ambito, e ricominciare da zero, sopratutto se hai 10 anni di esperienza. Ma anche a causa del mercato nel quale si trova.
Mi spiega che in città ci sono circa 5 o 6 laboratori come il suo. Tutti che sfruttano i giovani come lui. E i boss dei laboratori in questione hanno tra di loro ottimi rapporti, me li immagino prendere l’aperitivo assieme il sabato. Quindi non puoi dire “me ne vado perchè mi assume Tizio”. Capito la fregatura? Non essendoci concorrenza, non puoi “fare lo sgarbo ed assumermi” mi racconta. Un suo amico, un ex-cinese, ha fatto la pazzia e si è licenziato, nella speranza che un altro lo assumesse. Niente, non si fa lo sgarbo ad un amico. Rimasto senza lavoro si mette in proprio, arranca ma almeno “ci ha guadagnato di fegato”.

Il problema è anche l’ingresso nel mercato. Vuoi aprirti un laboratorio tuo? I macchinari sono costosi quanto quelli di una clinica odontoiatrica, con meno guadagni. Trenta, quarantamila euro. Quindi niente, fai il cinese, e speri.

Il suo potere contrattuale è alto, se dovesse andarsene procurerebbe un danno non di poco conto ai suoi aguzzini. Se solo avesse un piano B.

Gli ho dato, nel mio piccolo, un consiglio, non essendo informato del suo campo. Sono praticamente analfabeta nel campo della grafica, fotografia, produzione audio-video. Ma gli ho fornito un contatto aziendale. Se si dovesse rivelare un piano B, un’alternativa alla sua condizione, magari qualcosa inizierà a cambiare.

 

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