Promosso? Peggio per noi

Dopo aver dato una lettura al Principio di Peter, non posso fare a meno di vederla applicata ovunque.

Non solo per il nome accattivante, ma per la sua semplicità e genialità.

Magari qualcuno di voi la conosce con il nome “principio dell’incompetenza appresa”, o della gerarchia incompetente. No? Va bene, ve lo spiego. Ma state attenti, perchè dopo averla sentita, non andrete mai più alle poste con lo stesso atteggiamento.

Ma che vuoi dire?

Semplicissimo. Nel 1970 esce in Italia un saggio del professor Larence J Peter, con il titolo “il Principio di Peter”, edito Bompiani. Questo libricino ha fatto saltare molti professoroni dalle loro sedie, enunciando quanto segue:

« In una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza »

Bum. Chi ha già colto il significato del principio magari starà iniziando a ragionarci su.

In pratica, se Giulio viene assunto con la mansione A (e con i compiti a,b,c) dopo un poco verrà promosso, magari alla mansione B (con i compiri b,c,d). Con nuovi compiti e nuove responsabilità. Diversi da quelli per i quali è stato assunto. Quindi dovrà immediatamente applicare al suo lavoro nuove metodologie, nuove pratiche, una routine diversa, alla quale non solo non è abituato, ma neanche alla quale è adeguatamente preparato. La sua efficienza sarà obbligatoriamente inferiore a quella preedente. Ma cosa accade ora? Dopo un poco, sforzandosi di adeguarsi alla nuova posizione, verrà promosso di nuovo. Alla mansione C(con i compiti d,e,f). E si ricomincia, nuovi compiti e nuove responsabilità diverse, per le quali il nostro Giulio è totalmente impreparato. Dovrà gestire i nuovi arrivati, iniziare a muoversi nel campo della dirigenza, con tutto quello che ne consegue.

La sua efficienza sarà inferiore alla precedente, ma non è colpa sua.

L’impiegato di concetto che diventa per pura anzianità capo ufficio sarà senza dubbio più inefficente di chi è stato assunto come capo ufficio. Più sono complessi i gradini di una gerarchia, maggiore sarà il rischio di perdita in efficienza.
E questo avviene sopratutto nella Pubblica Amministrazione, nella quale si sale di livello gerarchico per mera anzianità.

Ed ecco che vengono alla mente esempi di ministri, dirigenti pubblici, sindaci, assessori. La loro carriera, seppur eclatante, ha compromesso l’efficienza della struttura nella quale sono inseriti. Quindi non è colpa loro se sono degli inetti. Mille anni fa, quando sono stati assunti, erano entrati con una determinata mansione. E la sapevano svolgere bene. Con il passare del tempo però, sono stati promossi.

Mi viene in mente ora un vecchio principio latino, simile a quello di Peter:

  Promoveatur ut amoveatur

Ossia ti promuovo per toglierti dalle scatole. Se una figura risulta scomoda, se sei bravo ma insopportabile e non posso licenziarti, ti promuovo. Ad esempio il bravo venditore, troppo aggressivo con i colleghi e con i clienti. Fa molti contratti ma lavorare con lui è una tragedia. Non posso licenziarlo, altrimenti andrà in un’altra azienda con i clienti e le sue conoscenze. Che faccio? Lo promuovo. Gli do un altro compito e altre responsabilità, lo tolgo dal contatto umano, lo relego dietro una scrivania. Sarà meno efficiente di prima ma non turberà i fegati dei colleghi.

Sei un bravo magistrato antimafia? Ottimo, allora vai direttamente al Ministero, ti promuovo per toglierti da una posizione (per me) scomoda. Oppure vai all’ONU (ogni riferimento ad Ingroia è puramente casuale). Oppure ti candido in politica.
Sei un giovane ricercatore promettente? Bravissimo, vai a fare ricerca all’estero. E’ un premio, e così non rischi di togliere la cattedra al vecchio docente che è lì dal 1934.

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