Il Capro espiatorio,ovvero come essere motivati

Vi avverto.

Quello che sto per scrivere può essere frainteso. Nulla di quello che segue ha a che fare con complottisti, complotti o schizofrenie varie.

Ho letto due volte l’articolo in questione. “How to achieve your goals”. Vuoi dare il meglio di te stesso? Creati un nemico. Crea qualcosa o qualcuno che abbia come scopo quello di ostacolarti, di metterti i bastoni tra le ruote. Un nemico invisibile, verso il quale indirizzare i tuoi sforzi.

Funziona?

Secondo l’autore si. Per i più pigri e i meno avvezzi alla lettra di articoli in inglese, ci sono io. Un esempio, tra quelli citati, merita attenzione. La campagna contro il fumo.
Una “Truth Campaign” è stata mossa contro il vizio del fumo per gli adolescenti. Nulla aveva avuto effetto, neanche le immagini shock di polmoni neri o altre simili. Gli ideatori della campagna hanno quindi creato, per i giovani, un nemico da combattere: il produttore di tabacco, che se la ride di loro, che si arricchisce, che ingrassa grazie a loro. A quanto pare ha funzinato.

Ma avere un caprio espiatorio, sinceramente, funziona? Se usata correttamente, è un’immagine potentissima. Ha lo scopo di polarizzare le nostre energie. Ma se posso essere più preciso:

 In The War of Art, Steven Pressfield uses an entity he calls “Resistance” to describe the force conspiring against creative output. “Most of us have two lives,” Pressfield writes. “The life we live, and the unlived life within us. Between the two stands Resistance.” Throughout his book Pressfield reminds readers, “Resistance is always plotting against you.”

Ci sono due vite. Una, quella che viviamo e l’altra, quella che potremmo vivere. In mezzo c’è la Resistenza, che trama contro di noi. Il nemico immaginario è l’avatar delle nostre debolezze. Dare un’immagine o un nome alle resistenze psicologiche che ci frenano dal prendere le decisioni migliori (le decisioni salutari, etiche, relazionali). Se ha un nome, puoi combatterlo.

It’s here that scapegoating can be used to our advantage. By directing our anger and anxieties at an invisible they, the forces working against us seem more tangible, so we feel like we have more power to fight them.

Ecco quindi l’avvertimento. Lo scapegoating, il capro espiatorio, non deve mai essere utilizzato come fuga dalle responsabilità, il “nemico” deve essere combattuto, non deve essere una fuga passiva. Dire “è colpa loro” non vuol dire che non c’è nulla da fare. Non sia un invito alla passività, come tanti che danno la colpa al governo, ai poteri forti, all’establishment. Il nemico è un nemico interno.

 

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