Sfida al mondo digitale

Il mondo del business è spietato, e lo sanno tutti.

Il capitalismo, da Marx in poi, prevede che l’impresa si adatti continuamente ai cambiamenti, che cambi forma, che anticipi i cambiamenti.

Se poi ti trovi in una situazione di vantaggio, le cose cambiano.
Se ad esempio ti trovi ad essere il primo, per aver inventato qualcosa di rivoluzionario, hai automaticamente tutti gli occhi puntati, migliaia di competitors che aspettano un tuo passo falso.

In grande questo si complica ancora di più, entrano in gioco leggi , avvocati, lobbisti. Perdere un monopolio è difficile, ma fidatevi, è possibile.
Ad oggi i monopoli del mondo digitale vedono Microsoft, Google, Apple, Facebook in una posizione privilegiata. Sono loro a comandare, a dettare le regole del gioco.

E ovviamente tra di loro i rapporti non sono affatto pacifici. Non esiste nessun vincolo per il quale un’azienda non possa offrire gli stessi servizi di un’altra. Nel mondo digitale non funziona come per la chimica, la musica o l’arte in generale, dove un brevetto o un diritto d’autore protegge il primo arrivato. Hai creato Office? Se voglio posso creare un software simile, e rubarti i clienti, ergo sei costretto ogni anno a migliorare il tuo prodotto per essere al passo. Spotify? Creo Apple music o altro.

A sentirsi minacciato oggi è Mr.Facebook. Da un lato Snapchat, che rifiutò di farsi acquistare quando era una promettente startup, vede ora il colosso di Zukenberg copiare il suo marchio di fabbrica (le stories fu Facebook e Whatsapp), dall’altro Linkedin.

E’ ad oggi un esperimento, valido solo negli Stati Uniti e Canada. Ma se funzionasse potrebbe essere esportato in altri paesi. Forte dei suoi due miliardi di utenti, Facebook vorrebbe ora aggiungere la funzione del recruiting, grazie alla quale le aziende potranno aprire un profilo speciale per postare offerte di lavoro, comunicare con gli utenti, pubblicizzare le proprie attività. A questo affronto risponde la Microsoft, propietaria di Linkedin, con la futura integrazione di Office365 agli utenti premium di Linkedin, con i rispettivi servizi di cloud computing.

E big G che fa? Al momento è presa da Youtube, e dal primo fallimento della sua storia. Il servizio Youtube Red e Youtube Heroes. Red è una sottopiattaforma a pagamento, sulla scia di Netflix, con protagonisti le migliori web star americane.

Apple? Nulla di nuovo, oltre le solite novità. L’azienda di Jobs resta nella sua nicchia dorata di high payers, con un upgrade tecnologico l’anno.

Ovviamente vale per tutto questo la legge del consumo. Se il consumatore compra, il prodotto vale. E’ l’acquisto di massa, il like, la condivisione a rendere un prodotto “buono”, non il contrario.

Per approfindimenti clicca qui

 

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One thought on “Sfida al mondo digitale

  1. Pingback: Facebook contro il mondo | Bad Work

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