[Attualità] La fine del mondo globalizzato (parte I)

La globalizzazione è stata considerata per molti anni una delle più grandi occasioni dei nostri tempi.

Ma durante le ultime elezioni in tutti gli stati fautori del fenomeno sopracitato sta avvenendo una chiusura massiccia. Perché?

La possibilità di muoversi in un mercato unico, anche del lavoro, ha generato degli spostamenti di manodopera di due tipi: il primo dai paesi meno industrializzati a quelli più industrializzati alla ricerca di maggiori opportunità di lavoro;  il secondo, più complesso, è lo spostamento della produzione dai paesi più industrializzati verso quelli meno industrializzati per poter sfruttare il basso costo della manodopera locale. Fin qui ci sono vantaggi per tutti, no?

Il primo fenomeno ha causato flussi migratori intensi di manodopera sia qualificata che non. Quest’ultima alle volte può creare un danno alla società ed all’economia, o almeno questa è la percezione che hanno in molti.

Molti paesi garantiscono infatti dei contributi agli stranieri residenti che non trovano lavoro, o misure di riqualificazione più o meno efficaci. Questa spesa va però a gravare sul bilancio dello Stato ospitante come spesa per il Welfare, ritenuta inutile e dannosa dai cittadini dello stato in questione, soprattutto i più svantaggiati. Avete in mente le frasi come “gli immigrati in albergo e noi in tenda?”.

L’effetto collaterale più evidente dello spostamento di manodopera non qualificata è la svalutazione della manodopera autoctona, destabilizzando l’intero mercato del lavoro, poiché,  disposta a lavorare sottopagata, viene sfruttata da coloro che vanno a caccia di veri e propri “cockroaches”(scarafaggi). In poche parole: perchè devo assumere te quando un immigrato fa lo stesso a metà prezzo, e nonostante tutto non si lamenta?

In questi nostri tempi, quindi, si continuerà a parlare di economia mondo, oppure siamo davvero alla fine del mondo globalizzato?

Probabilmente ciò non avverrà mai. L’élite finanziaria ed economica, l’ unica che ha ricevuto seri benefici dalla globalizzazione, non intende smettere di approfittarne, la natura stessa capital-system infatti si fonda sul l’espansione del mercato che potrà soltanto continuare ad ingrandirsi e rafforzarsi.

Gli stessi protagonisti delle lotte per la difesa dei confini e della produzione “self made” continuano ad investire all’estero con profitti da capogiro. Vi  basti solo sapere che per ogni dollaro di merce di importazione dal Messico verso gli States, 40 cents finiscono in mani statunitensi.  Questo è mercato mondo nella sua accezione di strappare ad uno stato sovrano del guadagno legittimo, perpetrato attraverso lo sfruttamento dei lavoratori locali sottopagati.

P.S questo è il primo articolo scritto da nmionico, il nuovo collaboratore di Bad Work. Spero lo abbiate trovato interessante.

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