[Storie] I cavoletti di Bruxelles

Incontro Mario ogni tanto, giusto il tempo di un caffè.

Nonostante i turni di lavoro massacranti, il peso della merce che trasporta, gli orari proibitivi e la paga scarsa, è gentile e cordiale con tutti.

Mario si occupa di trasporti di merce di vario volume, carica e scarica pacchi, scatoloni e altro. Sul camioncino alle 6 del mattino fino a metà pomeriggio. Sei giorni a settimana.

La paga si aggira sui 800-900€ mensili, sommati a quelli della moglie riesce a condurre una vita dignitosa.

La sua azienda tuttavia inizia ad avere dei bruschi cali di produzione. I clienti scarseggiano, i prezzi calano, il personale inizia a sentirsi “in esubero”. Capita a tutte le aziende il periodo di magra, è nella natura degli affari. Solo i ladri guadagnano sempre.

Poi la rivelazione: la sua azienda ha iniziato a diversificare. Coltivando cavoletti di Bruxelles.

Avete letto bene.

Il titolare ha dei terreni, qualche ettaro, e con l’aiuto della buona e cara Unione Europea ha attinto a fondi per l’agricoltura. Produce e vende cavoletti di Bruxelles, oltre ad avere un’azienda di spedizioni. Che male c’è? 

Gli ortaggi stanno diventando il business numero uno, non per il volume d’affari che ricava, ma dal suo interesse maggiore nel nuovo settore. Questo comporta un calo di attenzione nel suo “core business”, i trasporti. Non si occupa più dei vecchi clienti, dei suoi dipendenti, dei conti. Coltiva la terra.

Mario mi ha raccontato che la sua busta paga è più magra, teme che le cose andranno sempre peggio, che l’assenteismo del capo continui a nuocere l’azienda.
Non posso rassicurare Mario in nessun modo. Le cose stanno così.

Quando un imprenditore non è concentrato sui suoi affari, a risentirne sono in molti. Se lui ha già la villa, la macchina e l’amante, allora può concentrarsi su altro. Non ha più bisogno di far soldi. Li ha già. 

Anni fa Mister C era come il capo di Mario. Aveva trovato un secondo business. E fin qui nulla di male, diversificare gli interessi e moltiplicare gli affari è un mantra del capitalismo moderno. Non è affatto sbagliato. 
Diventa un errore quando l’interesse 2 soppianta l’interesse 1, quando la nuova azienda è più importante della prima, che cessa di esistere.

Mister C portò al fallimento la numero 1 (anche la 2 ma è un’altra storia), spero che a Mario vada meglio.

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