[Guide] 2 nuovi modi di vedere il proprio CV

Cercare lavoro in un mercato depresso come quello italiano (o ancora peggio quello meridionale) è deprimente e molti sono disposti ad accettare qualunque offerta, pur di riuscire a guadagnare qualcosa.

Molti dei consigli che si leggono sui metodi di ricerca attiva del lavoro, visti da qui, sembrano lunari. Eppure, anche qui, avere una migliore conoscenza di come cambia il mondo del lavoro può rappresentare un vantaggio competitivo rispetto agli altri candidati.

Il rischio è di essere più avanti di molti datori di lavoro, ma forse vale la pena di correrlo.

La quarta rivoluzione industriale

Il periodo storico che stiamo vivendo è quello della quarta rivoluzione industriale, la cui caratteristica principale è che tutto cambia ad un ritmo sempre più elevato.

Molte delle persone che conoscete, probabilmente, fanno lavori che 10 anni fa neanche esistevano e hanno serie difficoltà a far capire alla propria nonna ciò che fanno.

Per chi cerca lavoro, questo cambiamento così veloce ha due conseguenze particolarmente importanti.

1) La fine del Job Title e l’importanza delle competenze

La prima conseguenza è che il Job Title, la posizione di lavoro, ha perso di importanza.

Siamo cresciuti in mondo in cui era ragionevole pensare che una persone avrebbe potuto fare più o meno lo stesso lavoro più o meno per tutta la propria vita lavorativa: ragioniere, infermiere, insegnante, impiegato, venditore.

E quel lavoro – inteso come insieme di compiti – era il punto di riferimento del proprio percorso formativo e della propria carriera: bisognava acquisire certe conoscenze e poi saper fare certe cose.

Ma nel momento in cui il mondo del lavoro cambia continuamente, l’unità di misura della posizione lavorative (il job title) è venuta meno. Non soltanto nascono nuovi lavori (e ne scompaiono altrettanti), ma anche i lavori che continuano ad esistere sono in gran parte cambiati o cambieranno a breve termine.

Due posizioni lavorative con la stessa etichetta possono prevedere compiti molto differenti in due aziende diverse o in due territori diversi o a distanza di pochi anni.

La conseguenza è che bisogna spostare l’attenzione dal job title al portafoglio di competenze (o skill set) e governare la propria carriera in funzione di esso.

Significa chiedersi: quali sono le competenze tecniche di cui dispongo? Oltre alla posizione per cui ho studiato, in quali altri lavori sono necessarie una o alcune delle cose che so fare? Quali di questi lavori sono effettivamente più richiesti o lo saranno a breve? Ma soprattutto, quali altre competenze devo acquisire per potermi candidare per queste posizioni?

Tendiamo a considerare il nostro curriculum come un percorso lineare finalizzato al raggiungimento di obiettivo (una professione) che abbiamo definito nel momento in cui abbiamo iniziato a studiare, ma che nel frattempo è cambiato o, addirittura, non esiste più.

Proviamo a riconsiderarlo, invece, come un viaggio che ci ha fatto acquisire un bagaglio competenze che possiamo impiegare anche in lavori molto diversi da quello che ci aspettavamo, a patto di integrarle con alcune mancanti.

Facciamo un esempio, magari molto lontano dalla nostra realtà, ma che può aiutarci a capire il senso di quello che stiamo dicendo.

Una delle figure più ricercate e profumatamente remunerate, a livello internazionale, è quella di Data Analyst o Data Scientist.

Per saper fare il Data Analyst servono determinate skill. Tra i 433 milioni di membri di LinkedIn, ci sono soltanto 84.000 persone che possiedono tutte le skill richieste. Ce ne sono però quasi 10 milioni che ne possiedono almeno una e ben 600.000 che ne possiedono almeno 5 o più.

Tra questi 600.000, quanti ne sono consapevoli? Se lo fossero, potrebbero considerare l’ipotesi di acquisire le competenze mancanti e accedere ad una posizione che magari neanche esisteva quando si sono laureati.

2) Learnability: la capacità di apprendere

Il cambiamento continuo ha un’altra conseguenza importante per chi cerca lavoro o vuole migliorare la propria condizione lavorativa: se i compiti lavorativi cambiano, allora cambiano anche le competenze necessarie per svolgerli con successo.

Una meta-competenza chiave diventa quindi la learnability, ossia il desiderio e la capacità di apprendere continuamente nuove competenze, di mantenere aggiornate quelle che già si possiedono o di adattarle a contesti e finalità diverse.

Il fine della learnibility è quello di consentire ad un lavoratore di mantenere la sua occupabilità, cioè il possedere competenze richieste dal mercato del lavoro tali da essere assunto o da consentire il mantenimento dell’occupazione.

La learnability è anche l’unico strumento che, oggi e nei prossimi anni, abbiamo per avvicinarci il più possibile a quella sicurezza di carriera che invidiamo alle generazioni che ci hanno preceduto, quelle del posto fisso.

Link:

https://www.weforum.org/agenda/2016/06/the-benefits-of-looking-beyond-job-titles/

https://www.weforum.org/agenda/2017/03/4-things-all-job-seeking-millennials-should-remember/

http://www.pietroiacono.it/

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