[10 punti] Il lavoro secondo Fantozzi

Chi mi conosce di persona sa che sono sempre stato un profondo ammiratore di Paolo Villaggio. Uno di quelli che ha letto i libri. Unendomi al generale rammarico nazionale nell’aver perso l’ultimo intellettuale italiano del ‘900, voglio elencarvi i 10 motivi per i quali è utile rileggerlo, e apprezzarne i consigli professionali.

  1. Il megadirettore galattico. L’ossequio generale diffuso per il capo in azienda è cosa nota. Aver descritto gli onnipotenti capi come persone piccole piccole, ancorate ai loro fallimenti giovanili (Cobram mediocre ciclista, Cobram II come mediocre atleta) alle loro barche, al gioco d’azzardo e alla prostituzione non è solo un gioco letterario. L’inarrivabilità dei vertici è proporzionale alla loro mediocrità. Se seguite la storia dal punto di vista dei direttori, noterete che è una carriera fatta di inganni, furti, ricatti e massoneria. Niente merito. Si nota che Bonelli (poi Cobram II) diventa Capo del Personale dopo “inganni, truffe, ricatti, iscrizione alla mafia, alla camorra, alla P2 e dopo 4 abbonamenti a vita a Famiglia Cristiana”.
  2. I colleghi. La vita quotidiana in ufficio è fatta da espedienti collettivi. Non solo per raggiungere lo scopo di non lavorare (o lavorare il meno possibile) ma anche per riuscire a sopravvivere alla interminabile e noiosissima routine. L’organizzatore è ovunque per le gite domenicali, per le feste, il calcetto.
  3. La fuga. Arrivare a casa dopo l’ufficio è una gara contro il tempo, il traffico e gli imprevisti. Alle 16:50 si sistema la scrivania, alle 16:59 tutti pronti e alle 17 si scappa. Dove? Davanti la TV. Nel divano. E la mattina? Per arrivare in ufficio in tempo si escogita il modo più veloce. Lo scopo? Arrivare puntuale alle 9 con sveglia alle 8:35.
  4. La carriera. Il 90% delle mansioni è noiosa e ripetitiva. Non esiste spazio per il merito, l’inventiva, la creatività o l’ingegno. Si fa strada chi asseconda il capo, chi riesce ad emularlo in tutto. Chi pratica il suo sport (ciclismo, atletica, biliardo, poker), chi fa parte del suo partito, loggia. Chi fa la spia.
  5. La politica. In una scena, Fantozzi si auto bombarda con tribune elettorali. Indeciso su chi votare si rinchiude in casa, circondato da televisori e giornali. Ed ascolta tutti. Per poi sentirli parlare direttamente a lui, e dire cosa pensano davvero. I motivi per i quali deve votare nuovamente (le elezioni sono sempre anticipate). I motivi sono quelli “veri”: la pensione dell’on. X, la casa a mare del ministro y, la mamma del senatore z. Chi non ha vissuto la politica degli anni 80 non riconoscerà tutti i volti, ma sappiate che c’erano tutti. Poi il ragioniere va alla cabina elettorale e tira lo sciacquone. Questa è satira, altro che je suis charlie.
  6. La cultura. E’ una livella sociale. Nessuno – indipendentemente dal ruolo e dal titolo di studi – azzecca i congiuntivi. Non importa se sei ingegnere, dottore, ragioniere: dirai sempre “mi dii, si tolghi, si seggi”
  7. I simboli del potere. Ho conosciuto personalmente dei megadirettori e nulla è cambiato: resta la pianta di ficus, il quadro paesaggistico, la segretaria bona, la cartellina in pelle umana.
  8. L’assenza di controllo. Se nessuno lavora chi controlla? Tutti gli assenteisti, i doppiolavoristi e affini sono tranquilli perché nessuno vigila. E se colti nel fatto basta l’inchino al potente di turno per metterlo a tacere.
  9. La corruzione. Prenotare una visita per un’interruzione di gravidanza in un ospedale pubblico è costata una fortuna. Si deve ungere chiunque, 10.000 lire alla segretaria, 50.000 al portiere, 100.000 all’assistente, un milione alla suora. E se va bene il posto sarà libero in due anni.
  10. La disoccupazione. Nessuno nell’universo fantozziano è disoccupato. Negli anni 70-80 trovare lavoro era ovviamente molto più facile. La piccola Uga trova un posto alle Poste con una richiesta del padre, lo stesso Fantozzi viene assunto dopo aver risposto al colloquio circa il cinema espressionista tedesco. Non si viene licenziati, al limite si viene solo degradati ancora di più.
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