GAMIFICATION [PART I]

Ora vi dico cosa dovete fare.

Prendete una macchina del tempo. Tornate indietro di 20 o 30 anni. Insomma, a quando eravate piccoli.
Siete li a giocare con i videogiochi. Seduti con le retine immerse nel televisore.
E qualcuno vi dice una frase che avete sempre odiato

“Stai perdendo tempo”

Siete lì e potete dire al vostro piccolo alter ego che si sbagliano.

“Un giorno i videogiochi saranno al centro del mondo”

Non voglio commentare la decisione del CIO di includere gli e-sports come attività sportive in tutto e per tutto. Che i videogame siano un business miliardario non è una novità, che siano ormai anche una fonte di entertainment è più interessante.

Ma oggi parliamo di altro. Sempre legato ai videogiochi.

Oggi si parla di GAMIFICATION.

Se usavo il termine italiano “ludicizzazione” non avevo lo stesso impatto.

Magari non sapete cosa sia la gamification, ma l’avete in tasca da qualche mese. Le aziende più illuminate hanno iniziato ad adottarla tempo fa, con incredibili risultati.
Ispirandosi ai videogiochi si crea un sistema premiante per un individuo\consumatore\impiegato.

Esempi a bruciapelo?

Le app per il fitness. Le avete in tasca. Come convertire in un videogioco la tua attività quotidiana di allenamento. Ovviamente collegata ad un braccialetto che monitora le tue attività e prestazioni. Il tutto collegato nei social. Peter ha corso 23 km oggi! Antonio ha bruciato 450 kcal! Eccetera. Il gioco ha lo scopo di interrompere il circolo vizioso delle iscrizioni in palestra valide solo il lunedì dell’inizio della dieta. Il gioco ti costringe innanzitutto a migliorare le tue prestazioni, a incentivarti a continuare giorno dopo giorno. Con lo share inviti gli altri a competere con te. Con il braccialetto monitori pulsazioni, calorie, km.

Probabilmente uno dei pionieri del settore gamification era WeightWatch, una serie di palestre e centri dimagrimento che utilizzava un complicato sistema di punti per la tua dieta (un hamburger equivale a 500 punti, una mela 5, ecc).

Ma l’innovazione più interessante alla gamification include il mondo del lavoro.
Molte aziende hanno cercato di portare la gamification in azienda. Perche? Semplicissimo:

Rendere il lavoro meno noioso e più premiante. Si passa con la morte definitiva dei vecchi “obiettivi” e si introducono score, premi, classifiche, leaderbords, punteggi di prestazione, statistiche di team ed individuali. Partecipare ad una “gara” in azienda (con conseguente premio ovviamente) serve ad aumentare l’engagement, il senso di appartenenza comune.

Ovviamente se il premio non esiste non si gioca.

Ma il punto è questo, se si porta la gamification in azienda dove lavoro, non sto lavorando per qualcun’altro. Sto concorrendo anche ad un premio (oltre lo stipendio). Sto eseguendo delle azioni per il raggiungimento di uno scopo, completo una sfida nel mondo reale e vengo riconosciuto per tale sfida. Si porta a termine un progetto, indossando una “medaglia” virtuale che inizia a diventare sempre più spendibile nel mondo reale.

Il venditore che ha raggiunto la vetta in azienda sarà quello con un alto valore di fatturato, uno score nel suo registro clienti più alto, una velocità di conversione del contratto più elevata, un tasso di errori nella trattativa pari a zero.
E così via per tutti gli impiegati.
Tutti immersi nel gioco, almeno si spera.

Non crediate che gamification sia un’altro modo per prendere in giro chi lavora e guadagna 500€ al mese, un altro cottimo mascherato da parte di qualche azienduccia di terzo livello.
Anche ai piani alti si gioca.

La gamification è vista sopratutto come self-improvement. E’ una strategia da adottare per il continuo miglioramento delle prestazioni individuali. Per chi deve stare dieci ore dietro la scrivania, ogni giorno, e dare sempre qualcosa in più. Se la produttività è al centro, la gamification la rende una sfida.
A chi ha il punteggio più grande.
Chi lavora di più.
Chi è più produttivo.
Se la  vita professionale assume connotati videoludici allora le regole cambiano. Lo status diventa ruolo, il profitto diventa bonus, la carriera diventa improvement, la busta paga diventa il tuo score.

 

Solo una cosa non cambia, ad una prima analisi.

La sconfitta

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3 thoughts on “GAMIFICATION [PART I]

  1. Il sistema è valido solo se l’imprenditore è realmente disposto a studiare e investire sul sistema . Non basta convertire i vecchi obiettivi (a volte non reali ) in qualcosa che sicuramente richiede più analisi su diversi goal-point (realistici) da raggiungere. Il primo che deve essere disposto a giocare deve essere l’imprenditore . Ne convieni?

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  2. Pingback: Gamification [Parte II] | Bad Work

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